13 settembre 2019 - venerdì XXIII settimana TO

Aggiornato il: feb 16

Memoria di san Giovanni, vescovo di Costantinopoli e dottore della Chiesa, che, nato ad Antiochia, ordinato sacerdote, meritò per la sua sublime eloquenza il titolo di Crisostomo e, eletto vescovo di quella sede, si mostrò ottimo pastore e maestro di fede. Condannato dai suoi nemici all’esilio, ne fu richiamato per decreto del papa Sant’Innocenzo I e, durante il viaggio di ritorno, subendo molti maltrattamenti da parte dei soldati di guardia, il 14 settembre, rese l’anima a Dio presso Gumenek nel Ponto, nell’odierna Turchia.


Disprezzo le potenze di questo mondo e i suoi beni mi fanno ridere. Non temo la povertà, non bramo ricchezze, non temo la morte, né desidero vivere, se non per il vostro bene.

È per questo motivo che ricordo le vicende attuali e vi prego di non perdere la fiducia.

Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo


Lc 6, 39-42 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: "Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio", mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello». Parola del Signore.


Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello?

Il discepolo non è più del Maestro. Il nostro Maestro è stato mandato consacrato dal Padre a portare ai poveri il lieto annunzio, a proclamare ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi. Egli non è venuto per giudicare il mondo, ma per usargli misericordia, e anche per noi, l’unica strada maestra per la salvezza è la misericordia.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Pare che il Signore oggi ci dica : ”Se io non giudico, non farlo neanche tu. Chi sa che tu non sia più colpevole di colui che giudichi? Solo io scruto la mente e saggio i cuori, solo io conosco le intenzioni dei cuori e in significato delle opere di ciascuno. Astieniti dal giudicare gli altri ed esamina piuttosto il tuo cuore, sforzati di espellerne le passioni che lo irretiscono. Sono io che risano i contriti di cuore e risano i mali dell’anima”.

La critica va esercitata verso se stessi, per conoscere i propri peccati e la misericordia da cui continuamente si è avvolti da parte di Dio. Il vero discepolo vive di questo tesoro che è l’amore di Dio che ha sperimentato nella sua vita e ne rende partecipi gli altri, ha come regola di vita quella del suo Maestro: “tutto quello che volete che gli altri facciano a voi anche voi fatelo a loro”. Più si conosce la propria “trave” in Dio, meno si ha voglia di guardare la pagliuzza nel occhio del fratello.

Il mio occhio deve essere sempre rivolto al male che mi è stato perdonato, ai 10.000 talenti condonati a me, non al male dell’altro nei miei confronti, ai 100 denari che l’altro mi deve. Se io guardo il mio debito e la Grazia che mi è stata usata, allora non sono più cieco e allora vedo il fratello in quanto persona amata e voluta da Dio, a sua immagine e somiglianza e non la pagliuzza, condanno il male e il peccato in se e giustifico il fratello, lo difendo dalle tenebre. L’altro è da me graziato come io sono stato graziato. Il mio occhio verso l’altro è l’occhio stesso di Dio verso di me.

Togli la trave dal mio occhio perché io veda lo splendore della Tua Dimora nel mio prossimo.

Rimanete in me ed io in voi ed avrete la luce della vita.

sr M. Benedetta


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