11 ottobre 2019 - venerdì XXVII settimana TO

Aggiornato il: feb 16


A Roma, San Giovanni XXIII, papa: uomo dotato di straordinaria umanità, con la sua vita, le sue opere e il suo sommo zelo pastorale cercò di effondere su tutti l’abbondanza della carità cristiana e di promuovere la fraterna unione tra i popoli; particolarmente attento all’efficacia della missione della Chiesa di Cristo in tutto il mondo, convocò il Concilio Ecumenico Vaticano II.




Lc 11, 15-26 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde. Quando lo spirito impuro esce dall'uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: "Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito". Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l'ultima condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima».

Parola del Signore.

Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

«È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni».

Il coraggio con cui Gesù ha portato avanti la sua vita nell’incomprensione più nera, ci fa intuire la ferita drammatica che colpisce il suo cuore.

Nella meditazione e nell’affetto che gli portiamo, possiamo comprendere qual è stata la sua prova: Gesù rifiuta di approfittare per sé dei doni apostolici che gli sono concessi per salvare se stesso, ma accetta la sorte della parola che và annunciando, la derisione, l’ostilità.

Accetta che la Parola si faccia spazio così com’è.

Potrebbe compiere un’opera strepitosa, ma non lo fa. Gesù vuole donare la fede accettando la morte con amore, non scendendo dalla croce.

Siamo invitati a riflettere se il nostro seguire Cristo vestendo le sue vesti, significa uniformarci totalmente alla sua sorte.

Sr M. Barbara


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