11 novembre 2019 - lunedì XXXII settimana TO

Aggiornato il: feb 16

Memoria di san Martino, vescovo, nel giorno della sua deposizione: nato da genitori pagani in Pannonia, nel territorio dell’odierna Ungheria, e chiamato al servizio militare in Francia, quando era ancora catecumeno coprì con il suo mantello Cristo stesso celato nelle sembianze di un povero. Ricevuto il battesimo, lasciò le armi e condusse presso Ligugé vita monastica in un cenobio da lui stesso fondato, sotto la guida di sant’Ilario di Poitiers. Ordinato infine sacerdote ed eletto vescovo di Tours, manifestò in sé il modello del buon pastore, fondando altri monasteri e parrocchie nei villaggi, istruendo e riconciliando il clero ed evangelizzando i contadini, finché a Candes fece ritorno al Signore.


Lasciate, fratelli, lasciate che io guardi il cielo, piuttosto che la terra, perché il mio spirito, che sta per salire al Signore, si trovi già sul retto cammino. Detto questo si accorse che il diavolo gli stava vicino. Gli disse allora: Che fai qui, bestia sanguinaria? Non troverai nulla in me, sciagurato! Il seno di Abramo mi accoglie.

Dalle «Lettere» di Sulpicio Severo



Lc 17, 1-6 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: "Sono pentito", tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe».


Parola di Dio

Potreste dire a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe...

E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: «Sono pentito», tu gli perdonerai. Lc 17,4

Nessuno di noi è senza peccati. Sempre abbiamo bisogno di essere perdonati e di perdonare. Il perdono, ricevuto dagli altri e donato agli altri, ci fa rivivere. La vita nuova in Cristo che, nel Battesimo ci è stata donata, si rinnova e si accresce attraverso i sacramenti. In particolare attraverso l’Eucarestia e la Riconciliazione. L’esperienza della misericordia di Dio ci trasforma profondamente. Ogni credente, consapevole dell’amore sovrabbondante che Dio versa nei nostri cuori e nella nostra vita, dovrebbe diventare un segno visibile della sua misericordia ed essere operatore di pace e riconciliazione là dove vive.

S. Martino, uomo di Dio, monaco e vescovo, di cui oggi la liturgia fa memoria, fino all’ultimo istante della sua vita si è speso per portare pace e riconciliazione come ci mostra il brano tratto dalla lettura dell’Ufficio dedicata a lui:

“Martino previde molto tempo prima il giorno della sua morte. Nel frattempo un caso di particolare gravità lo chiamò a visitare la diocesi di Candes. I chierici di quella chiesa non andavano d’accordo tra di loro e Martino, ben sapendo che ben poco gli restava da vivere, desiderando di ristabilire la pace, non ricusò di mettersi in viaggio per una così nobile causa.

Si trattenne quindi per qualche tempo in quel villaggio o chiesa dove si era recato finché la pace non fu ristabilita. Ma quando già pensava di far ritorno al monastero, sentì improvvisamente che le forze del corpo lo abbandonavano. Chiamati a sé i fratelli, li avvertì della morte ormai imminente. Tutti si rattristarono e tra le lacrime dicevano: «Perché, o Padre, ci abbandoni? A chi ci lasci, desolati come siamo? Sappiamo bene che tu desideri di essere con Cristo; ma il tuo premio è al sicuro. Muoviti piuttosto a compassione di coloro che lasci quaggiù».

Commosso da queste lacrime, egli che, ricco dello spirito di Dio, si muoveva sempre facilmente a compassione, si associò al loro pianto e, rivolgendosi al Signore, così parlò: Signore, se sono ancora necessario al tuo popolo, non ricuso la fatica: sia fatta la tua volontà.

O uomo grande oltre ogni dire… Egli non fece alcuna scelta per sé. Non ebbe paura di morire e non si rifiutò di vivere. […] Martino umile e povero entra ricco in paradiso” (dalle «Lettere» di Sulpicio Severo).

sr Chiara

5 visualizzazioni
LA NOSTRA RETE

Da quasi 2 secoli Cottolengo assiste in Italia e nel mondo 500 mila pazienti negli ospedali, 5mila bambini nei servizi educativi, più di 5mila disabili, anziani e senza fissa dimora a cui viene data accoglienza e oltre 130mila pasti gratuiti distribuiti.

INDIRIZZO

Monastero Cottolenghino Adoratrici del Preziosissimo Sangue di Gesù

Via del Santuario, 22

​Pralormo (TO) 10040 Italia

tel 0119481192

adoratrici@gmail.com

farebene.png

© 2019 Monastero Adoratrici Pralormo

  • YouTube