10 settembre - giovedì della XIII settimana del T.O.


Lc 6, 27-38 Dal Vangelo secondo Luca


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l'altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da' a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.

E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell'Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».


Parola del Signore.

Amate ... fate del bene ...

Dio Padre “è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi” (Lc 6,35) ed essere Suoi figli significa assimilarne i tratti, cioè essere misericordiosi come lo è Lui. Che meraviglia se di me, di noi, di ogni cristiano potessero esclamare: “Sei proprio uguale a tuo Padre!”… è ciò che, in sostanza, si afferma dei santi.

Misericordia e carità sono strettamente collegate, perché la carità non può fare a meno di perdonare le offese ricevute (San Paolo sostiene che la carità “tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” – 1Cor 13,7). Se Santa Teresa di Lisieux scrive: “La carità è la via per eccellenza che conduce sicuramente a Dio” (Manoscritto B 253), lo stesso si può dire della misericordia. Tutto quello che Gesù esorta a compiere nel discorso riportato dalla liturgia odierna, che si riassume nella misericordia, Egli l’ha vissuto in ogni istante della Sua vita, in particolare sulla croce. Pensiamoci: se avessi una mano inchiodata e di fronte a me stesse chi me l’ha inchiodata, come reagirei? La natura non si ribellerebbe, forse? Eppure Gesù, in croce, con due mani e due piedi inchiodati, una corona di spine conficcata in capo, il corpo e l’anima piagati, giustifica i Suoi crocifissori che lo sbeffeggiano e chiede perdono per loro al Padre. Che rivoluzione! Sarebbe già stata infinitamente ammirevole la rinuncia alla vendetta.

Gesù ci ha offerto e continua ad offrirci il Suo esempio consegnandosi a noi peccatori in ogni rinnovo del Suo Sacrificio nella Santa Messa e attraverso la Sua Parola. Si consegna per un atto di suprema misericordia, perché anche noi possiamo essere misericordiosi con tutti e sempre. La misericordia, come la carità, costa molto alla nostra natura, anche nelle minime circostanze del quotidiano… eppure è proprio nelle pieghe di una giornata qualsiasi, anche della più anonima e rutinaria, che Egli semina le occasioni perché possiamo imitarlo nella misericordia, per assomigliare a Lui e rispondere alla nostra vocazione di figli di Dio. Ognuno di noi conosce bene queste occasioni che richiedono pazienza, coraggio, umiltà, mansuetudine, perdono.

Maria, Madre di Misericordia, a te ricorriamo fiduciosi che tu possa coltivare in noi i germi del perdono. Aiutaci a non sprecare nessuna occasione per riversarlo su chi più ne abbisogna. Amen.

Maria Chiara

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