10 novembre 2020 - martedì della XXXII settimana del T.O.

Memoria di san Leone I, papa e dottore della Chiesa: nato in Toscana, fu dapprima a Roma solerte diacono e poi, elevato alla cattedra di Pietro, meritò a buon diritto l’appellativo di Magno sia per aver nutrito il gregge a lui affidato con la sua parola raffinata e saggia, sia per aver sostenuto strenuamente attraverso i suoi legati nel Concilio Ecumenico di Calcedonia la retta dottrina sull’incarnazione di Dio. Riposò nel Signore a Roma, dove in questo giorno fu deposto presso san Pietro.


Tutti quelli che sono rinati in Cristo conseguono dignità regale per il segno della croce. Con l’unzione dello Spirito Santo poi sono consacrati sacerdoti.

Non c’è quindi solo quel servizio specifico proprio del nostro ministero, perché tutti i cristiani sono rivestiti di un carisma spirituale e soprannaturale, che li rende partecipi della stirpe regale e dell’ufficio sacerdotale.

Non è forse funzione regale il fatto che un’anima, sottomessa a Dio, governi il suo corpo? Non è forse funzione sacerdotale consacrare al Signore una coscienza pura e offrirgli sull’altare del cuore i sacrifici immacolati del nostro culto? Per grazia di Dio queste funzioni sono comuni a tutti.

Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa


Lc 17, 7-10 Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse:

«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore.

Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.

Siamo semplici servi e non padroni, questo il cuore del messaggio evangelico.

Dio stesso, incarnandosi, in Gesù ha preso la forma del servo, dello schiavo. La lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi ce lo annunzia: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio,ma svuotò se stesso

assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo,umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce».(Fil 2, 5-8)

Gesù stesso nel vangelo di Marco dice ai discepoli: “Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti»”. (Mc 10, 43-45)

Gesù per primo ci ha dato l'esempio, quando nell' ultima cena si è cinto la veste e di è chinato a lavare i piedi, non solo quelli di Pietro, ma anche quelli di Giuda il traditore.

Nel vangelo odierno Gesù non ci chiede di digiunare, ma di servire PRIMA il padrone. Preparami la cena, rimboccati la veste e servimi, DOPO mangerai e berrai anche tu . Si tratta di anteporre al soddisfacimento dei nostri bisogni, il bene dell’altro. Prima Dio ed i fratelli, poi io….

La ricompensa promessa da Gesù è questa: passerò io stesso a servirli. Questo è il tempo in cui noi serviamo i fratelli e le sorelle, poi verrà il tempo della ricompensa, del banchetto celeste in cui Dio stesso ci farà sedere alla sua mensa e passerà a servirci...

“Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.” (Lc 12, 35-37)

Ciò che conta è non sentirsi troppo importanti. Se nelle nostre giornate serviamo gli altri, i familiari, i colleghi, le persone che si rivolgono a noi, diciamo a noi stessi: ho fatto ciò che dovevo fare, ho fatto semplicemente il mio dovere. Quante persone compiendo umilmente il proprio dovere ci regalano un'immagine dell'amore gratuito di Dio.

Chiediamo al Signore la grazia della somiglianza a questi suoi sentimenti.

Sr Maria Bruna

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