10 dicembre 2020 - giovedì della II settimana di Avvento

Mt 11, 11-15 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse alle folle:

«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.

Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell'Elìa che deve venire.

Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore.

...fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista...

“Il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,12b). “Ecco, ti rendo come una trebbia acuminata, nuova,/ munita di molte punte;/ tu trebbierai i monti e li stritolerai,/ ridurrai i colli in pula” (Is 41,15).

Ieri il Vangelo richiamava all’imitazione di Cristo, mite e umile di cuore (cfr. Mt 11,29). La violenza a cui ci si riferisce nelle letture odierne sembra stonare sia con il messaggio sulla mitezza e l’umiltà, sia con la Giornata Mondiale contro la pena di morte, che ricorre proprio oggi. Ma come può quel Dio che nella Genesi che ha condannato di persona la pena di morte ponendo un segno sull’assassino Caino, affinché nessuno si vendicasse contro di lui, come può quel Dio che ci ricorda di porgere l’altra guancia, quel Dio che si è consegnato alle creature disarmato, come può questo stesso Dio dichiarare che saranno i violenti a conquistare il Regno dei Cieli?

Riflettiamo: l’amore verso il prossimo, la mitezza e l’umiltà non necessitano forse di una forma di violenza? Non è violenza quella contro il nostro falso io, contro le nostre inclinazioni egoistiche, contro le nostre passioni soffocanti, le nostre tendenze alla prevaricazione, i nostri istinti, i nostri ripiegamenti su noi stessi...? La violenza di cui parla Gesù non è da esercitare contro l’altro, ma contro noi stessi. Non si tratta né di masochismo, né di autolesionismo, quanto piuttosto di lasciare che il Signore faccia piazza pulita dal male e partorisca in noi Se Stesso. È la violenza delle doglie del parto dell’uomo nuovo in noi, la violenza della trebbia che stritola i monti dell’orgoglio, dell’ira, della gelosia etc. Di per se stessa è una violenza l’essere miti e umili di cuore nelle relazioni, quando ci lasciamo spogliare delle nostre corazze di presunzione. Tutto ciò che ci costa per il nostro bene e per il bene altrui è violenza sana contro noi stessi. Per esempio, se in un impeto di collera contro una persona mi trattengo, sto esercitando violenza verso il mio istinto. Anche resistere in questo periodo buio di pandemia è una violenza sana. La speranza è violenta come la corsa di un bambino che vede in lontananza la mamma e vuole raggiungerla. La fede in Dio è violenta, perché sarebbe più tranquillo non credere in niente piuttosto che affidarsi a qualcuno che non si vede con gli occhi della carne. È violenta la carità: è più tranquillo crogiolarsi nei propri bisogni che forzarsi a vedere le sofferenze altrui. Questa violenza evangelica ci renderà veramente liberi.

Chiediamo alla Beata Vergine Maria (della quale oggi ricordiamo la presenza particolare in Italia attraverso la Santa Casa di Loreto), di renderci violenti e perseveranti come lei, Donna dall’incrollabile fiducia in Dio (quanta violenza ha richiesto per te, Maria, abbandonarti a Dio anche quando, con tuo Figlio, sembrava morta ogni speranza?). Soltanto lei può aiutarci a lottare contro tutto ciò che in noi stessi ci impedisce di imitare il Cristo mite e umile di cuore.

Maria Chiara

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