1 giugno 2021 - martedì della IX settimana del T.O.

Memoria di san Giustino, martire, che, filosofo, seguì rettamente la vera Sapienza conosciuta nella verità di Cristo: la professò con la sua condotta di vita e quanto professato fece oggetto di insegnamento, lo difese nei suoi scritti e testimoniò con la

morte avvenuta a Roma sotto l’imperatore Marco Aurelio Antonino. Infatti, dopo aver presentato all’imperatore la sua Apologia in difesa della religione cristiana, fu consegnato al prefetto Rustico e, dichiaratosi cristiano, fu condannato a morte.


Rustico disse: «Sei dunque cristiano?». Giustino rispose: «Sì, sono cristiano».

Dagli «Atti del martirio» dei santi Giustino e compagni


Mc 12, 13-17 Dal Vangelo secondo Marco


In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.

Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».

Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.

Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».

E rimasero ammirati di lui.

Parola del Signore.

... portatemi un denaro ...

I sommi sacerdoti e gli scribi mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo perché aveva detto loro la parabola dei vignaioli omicidi. Avevano capito infatti che quella parabola era contro di loro. (Mc 12,12)

Bene si addicono le parole del salmista: “Non capiscono, non vogliono intendere, avanzano nelle tenebre” (Sal 82,5) In verità, pur sapendo che la parabola era diretta a loro, non volevano intendere e per questo Gesù denuncia la loro ipocrisia. Lui riconosce che lo Stato nel suo ambito può reclamare ciò che gli spetta: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare” ma l’uomo in primo luogo è debitore di se stesso a Dio. S. Agostino dice a tal proposito: “Non ascoltare i tuoi genitori se ti danno un ordine contro la patria. Ma non ascoltare la patria, se ti dà un ordine contro Dio”. Signore Gesù, illumina gli occhi del nostro cuore e rendici capaci di discernere in ogni situazione ciò che dobbiamo “rendere” secondo coscienza, ciò che spetta al dovere politico e civile, ma sappiamo rendere a Dio quello che è di Dio.

Sr. M. di Gesù Bambino




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